Analisi grammaticale

Il nome nell'analisi grammaticale: 8 esercizi svolti

Nell'analisi grammaticale del nome indichi sempre specie, significato, genere, numero e struttura. Tutte le tabelle, i plurali difficili e 8 esercizi svolti.

Consigliato per: 1ª media · 2ª media · 3ª media

Il nome (o sostantivo) è la parte del discorso che indica persone, animali, cose, luoghi, idee e sentimenti. Nell’analisi grammaticale non basta scrivere “nome”: di ogni nome devi dichiarare quattro cose, sempre nello stesso ordine.

Cosa indicareLe possibilità
Speciecomune o proprio (e se comune: di persona, di animale, di cosa)
Significatoconcreto o astratto; individuale o collettivo
Genere e numeromaschile o femminile; singolare o plurale
Strutturaprimitivo, derivato, alterato o composto

Esempio completo: gattino = nome comune di animale, concreto, individuale, maschile, singolare, alterato diminutivo di gatto.

Se non hai ancora chiaro il metodo generale, parti da come si fa l’analisi grammaticale e poi torna qui per i dettagli sul nome.

Nome comune o nome proprio

Il nome comune indica un elemento qualsiasi della sua categoria, senza specificare quale: città, cane, bambina. Il nome proprio indica un individuo preciso e si scrive con la lettera maiuscola: Roma, Argo, Giulia.

Nome comuneNome proprio
fiumePo
cittàNapoli
caneArgo
ragazzaGiulia
montagnaMonte Bianco

Nell’analisi, per i nomi comuni si aggiunge sempre di persona, di animale o di cosa (i luoghi rientrano nelle cose): maestra è nome comune di persona, lupo di animale, quaderno di cosa.

Attenzione alla maiuscola. Non tutte le maiuscole segnalano un nome proprio: a inizio frase la maiuscola è obbligatoria anche per un nome comune. Il criterio vero non è la lettera, è il fatto che il nome indichi un individuo preciso.

Concreto o astratto

TipoChe cosa indicaEsempi
Concretoqualcosa che percepisci con i sensilibro, pioggia, profumo, vento, musica
Astrattoun’idea, un sentimento, una qualitàlibertà, paura, amicizia, giustizia, pazienza

Il test rapido: chiediti se potresti fotografarlo o percepirlo. Il vento non si fotografa ma si sente sulla pelle, quindi è concreto; il coraggio esiste solo nel pensiero, quindi è astratto.

Individuale o collettivo

Il nome individuale al singolare indica un solo essere o un solo oggetto. Il nome collettivo al singolare indica già un insieme.

IndividualeCollettivo
pecoragregge
apesciame
soldatoesercito
personafolla
alberobosco
naveflotta

Il collettivo resta singolare anche se le cose indicate sono tante: il gregge è maschile singolare, la folla è femminile singolare. Per questo il verbo va al singolare: la folla applaudiva, non applaudivano.

Genere: maschile o femminile

In italiano il genere dei nomi che indicano cose è arbitrario e va imparato a memoria: il tavolo è maschile, la sedia è femminile, senza una ragione logica. Non fidarti della finale: ci sono molti nomi in -a maschili (il problema, il tema, il poeta, il pianeta) e in -o femminili (la mano, la radio, la foto).

Per persone e animali il femminile si forma in modi diversi:

FormazioneMaschileFemminile
cambio di desinenzamaestromaestra
suffisso -essadottoredottoressa
suffisso -triceattoreattrice
parola diversa (indipendenti)fratellosorella
forma unica, cambia l’articolo (comuni)il cantantela cantante
forma unica per entrambi (promiscui)la giraffa maschiola giraffa femmina

Numero: i plurali che sbagliano tutti

La regola di base è semplice: -o e -e al singolare diventano -i al plurale, -a diventa -e. I problemi arrivano con questi quattro gruppi.

GruppoRegolaEsempiEccezioni
-coaccento sulla penultima → -chi; sulla terzultima → -cifuoco - fuochi; medico - mediciamico - amici, greco - greci, porco - porci, nemico - nemici
-goquasi sempre -ghialbergo - alberghi; catalogo - cataloghii nomi in -logo che indicano persone: psicologo - psicologi
-cia / -giavocale prima del gruppo → -cie / -gie; consonante prima → -ce / -gecamicia - camicie; arancia - arancevaligia - valigie; spiaggia - spiagge
-iose la i è accentata → -ii; se non è accentata → -izio - zii; figlio - figli

Sovrabbondanti, difettivi, invariabili

Tre categorie che nelle verifiche pesano più di quanto ci si aspetti.

I sovrabbondanti hanno due plurali con significati diversi:

SingolarePlurale maschilePlurale femminile
il muroi muri (le pareti)le mura (la cinta della città)
il braccioi bracci (di una gru, di un fiume)le braccia (del corpo)
il ciglioi cigli (della strada)le ciglia (degli occhi)
il ditoi diti (presi uno per uno)le dita (tutte insieme)
il lenzuoloi lenzuoli (singoli)le lenzuola (il paio)
l’ossogli ossi (degli animali, staccati)le ossa (lo scheletro)

I difettivi hanno una sola forma. Solo singolare: il sangue, la fame, il latte, il coraggio, il pepe. Solo plurale: le forbici, gli occhiali, i pantaloni, le nozze, le stoviglie.

Gli invariabili non cambiano mai: la città - le città, il caffè - i caffè, la crisi - le crisi, il film - i film, il re - i re, la specie - le specie. Qui il numero lo riconosci solo dall’articolo, quindi nell’analisi grammaticale guarda la parola che precede.

Struttura: primitivo, derivato, alterato, composto

TipoCome è fattoEsempi
Primitivosolo radice + desinenza, non deriva da nullalibro, fiore, mare
Derivatoradice + prefisso e/o suffisso, cambia il significatolibreria, fioraio, marinaio
Alteratoradice + suffisso che cambia solo la “misura” o il giudiziolibrino, fiorellino, maretta
Compostodue parole intere uniteportalibri, cavolfiore, altomare

Gli alterati si dividono in quattro tipi:

TipoSuffissiEsempi
Diminutivi-ino, -etto, -ello, -icellotavolino, casetta, alberello, venticello
Accrescitivi-onelibrone, portone
Vezzeggiativi-uccio, -acchiotto, -olinobimbuccio, orsacchiotto, sassolino
Dispregiativi-accio, -astro, -ucoloragazzaccio, poetastro, maestrucolo

I falsi alterati

Sono nomi che sembrano alterati ma non lo sono, perché la parola che resta togliendo il suffisso non c’entra nulla con il significato. Sono una delle domande più frequenti nelle verifiche.

Falso alteratoNon è l’alterato di…Che cos’è davvero
tacchinotaccoun uccello
mattonemattoun blocco di argilla
burroneburroun dirupo
lamponelampoun frutto
montonemonteun animale
cerottocerouna benda adesiva
focacciafocaun pane basso

Gli errori più comuni

  1. Fermarsi alla specie. Scrivere solo “nome comune” vale mezzo punto: servono anche significato, genere, numero e struttura.
  2. Scambiare alterato e derivato. Librone è alterato (un libro grande), libreria è derivato (un posto diverso dal libro).
  3. Mettere al plurale il verbo dopo un collettivo. Si dice la squadra ha vinto, non hanno vinto.
  4. Fidarsi della vocale finale per il genere. Il problema è maschile, la mano è femminile.
  5. Dimenticare l’articolo nei nomi invariabili. In le crisi il plurale lo dice solo le: se salti l’articolo non hai modo di capirlo.
  6. Trattare i falsi alterati come alterati. Prima di scrivere “diminutivo”, prova a togliere il suffisso e controlla che il significato torni.

Quando avrai finito con il nome, il passo naturale è l’articolo determinativo e indeterminativo, che al nome è sempre attaccato e ne rivela genere e numero. Più avanti, in analisi logica, lo stesso nome diventerà soggetto o complemento a seconda della funzione che svolge nella frase.

Esercizi svolti

1. Fai l'analisi grammaticale dei nomi della frase: Il gatto dorme sul divano. base

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  1. Individua i nomi: gatto e divano. Il e sul non sono nomi (articolo e preposizione articolata), dorme è un verbo.
  2. Per gatto parti dalla specie: indica un animale qualsiasi, quindi è nome comune di animale.
  3. Aggiungi le altre classificazioni di significato: si vede e si tocca, quindi concreto; indica un solo animale, quindi individuale.
  4. Passa alla forma: gatto è maschile, singolare e primitivo (non deriva da nessun'altra parola).
  5. Ripeti per divano: nome comune di cosa, concreto, individuale, maschile, singolare, primitivo.

Risultato: gatto = nome comune di animale, concreto, individuale, maschile, singolare, primitivo; divano = nome comune di cosa, concreto, individuale, maschile, singolare, primitivo.

2. Distingui nomi comuni e nomi propri: Marco ha visitato Roma con il fratello e il cane Argo. base

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  1. I nomi della frase sono cinque: Marco, Roma, fratello, cane, Argo.
  2. Marco indica una persona precisa e va con la maiuscola: nome proprio di persona.
  3. Roma indica una città precisa: nome proprio di luogo.
  4. fratello indica una persona qualsiasi, senza dire quale: nome comune di persona.
  5. cane indica un animale qualsiasi: nome comune di animale.
  6. Argo è il nome dato a quel cane in particolare: nome proprio di animale. Attenzione: la maiuscola da sola non basta, conta il fatto che indichi un individuo preciso.

Risultato: Propri: Marco (persona), Roma (luogo), Argo (animale). Comuni: fratello (persona), cane (animale).

3. Per ogni coppia indica quale nome è individuale e quale collettivo: pecora/gregge, ape/sciame, persona/folla, albero/bosco. base

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  1. Il test è sempre lo stesso: se il nome è singolare ma indica più esseri o più cose insieme, è collettivo.
  2. pecora al singolare indica un animale solo: individuale. gregge al singolare indica tante pecore insieme: collettivo.
  3. ape indica un insetto solo: individuale. sciame indica tante api: collettivo.
  4. persona indica un essere umano solo: individuale. folla indica tante persone: collettivo.
  5. albero indica una pianta sola: individuale. bosco indica tanti alberi: collettivo.
  6. Ricorda che anche i collettivi hanno il plurale: due greggi, tre sciami.

Risultato: Individuali: pecora, ape, persona, albero. Collettivi: gregge, sciame, folla, bosco.

4. Scrivi il plurale di: amico, medico, fuoco, albergo, catalogo, psicologo. intermedio

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  1. Guarda dove cade l'accento. Nei nomi in -co accentati sulla penultima sillaba (piani) il plurale è in -chi: fuo-co diventa fuochi.
  2. Nei nomi in -co accentati sulla terzultima (sdruccioli) il plurale è in -ci: mè-di-co diventa medici, ca-tà-lo-go segue la stessa logica ma è in -go, lo vediamo dopo.
  3. amico è piano, quindi per la regola dovrebbe fare amichi: è invece un'eccezione storica e fa amici. Stesso gruppo: greco - greci, porco - porci, nemico - nemici.
  4. Nei nomi in -go il plurale è quasi sempre in -ghi, sia piani sia sdruccioli: albergo - alberghi, catalogo - cataloghi.
  5. Fanno eccezione i nomi in -logo che indicano persone, che seguono il plurale dei nomi in -co sdruccioli: psicologo - psicologi. Se invece il nome in -logo indica una cosa il plurale è in -ghi: dialogo - dialoghi.

Risultato: amici, medici, fuochi, alberghi, cataloghi, psicologi.

5. Scrivi il plurale di: camicia, arancia, valigia, spiaggia, provincia, ciliegia. intermedio

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  1. La regola si decide guardando la lettera che precede il gruppo -cia o -gia.
  2. Se prima c'è una vocale, il plurale conserva la i: -cie, -gie.
  3. Se prima c'è una consonante, la i cade: -ce, -ge.
  4. camicia: prima di -cia c'è la i, che è vocale, quindi camicie.
  5. arancia: prima di -cia c'è la n, che è consonante, quindi arance.
  6. valigia: prima di -gia c'è la i, vocale, quindi valigie.
  7. spiaggia: prima di -gia c'è la g, consonante, quindi spiagge.
  8. provincia: prima di -cia c'è la n, consonante, quindi province.
  9. ciliegia: prima di -gia c'è la e, vocale, quindi ciliegie.

Risultato: camicie, arance, valigie, spiagge, province, ciliegie.

6. Separa i nomi alterati dai falsi alterati: casetta, tacchino, librone, mattone, gattino, burrone, lampone, ragazzaccio. intermedio

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  1. Un nome è alterato solo se togliendo il suffisso resta un nome esistente che ha lo stesso significato di base.
  2. casetta: togli -etta e resta casa, che è una casa piccola. Alterato, diminutivo.
  3. librone: togli -one e resta libro, che è un libro grande. Alterato, accrescitivo.
  4. gattino: togli -ino e resta gatto. Alterato, diminutivo.
  5. ragazzaccio: togli -accio e resta ragazzo. Alterato, dispregiativo.
  6. tacchino: togliendo -ino resterebbe tacco, ma un tacchino non è un tacco piccolo. Falso alterato.
  7. mattone: togliendo -one resterebbe matto, ma un mattone non è un matto grande. Falso alterato.
  8. burrone: non è un burro grande. Falso alterato.
  9. lampone: non è un lampo grande. Falso alterato.

Risultato: Alterati: casetta (diminutivo), librone (accrescitivo), gattino (diminutivo), ragazzaccio (dispregiativo). Falsi alterati: tacchino, mattone, burrone, lampone.

7. Completa con la forma giusta e spiega perché: Abbiamo imbiancato i ___ della cucina (muri/mura). Le antiche ___ di Lucca sono intatte (muri/mura). Ha alzato le ___ al cielo (bracci/braccia). La gru ha due ___ mobili (bracci/braccia). avanzato

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  1. Questi nomi si chiamano sovrabbondanti: hanno due plurali, con significati diversi, quindi non sono intercambiabili.
  2. muro ha il plurale maschile i muri per le pareti singole e il plurale femminile le mura per la cinta che circonda una città.
  3. Nella prima frase si parla delle pareti di una stanza: i muri.
  4. Nella seconda si parla della cinta difensiva di una città: le mura.
  5. braccio ha il plurale femminile le braccia per le due parti del corpo umano e il plurale maschile i bracci per gli oggetti a forma di braccio.
  6. Nella terza frase sono gli arti di una persona: le braccia.
  7. Nella quarta sono parti meccaniche di una gru: i bracci.

Risultato: i muri; le mura; le braccia; i bracci. Il plurale femminile (mura, braccia) indica l'insieme unitario o la parte del corpo, quello maschile (muri, bracci) indica gli elementi separati o gli oggetti.

8. Fai l'analisi grammaticale completa dei nomi della frase: La scolaresca ha ammirato il capolavoro nel cortile. avanzato

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  1. I nomi sono tre: scolaresca, capolavoro, cortile.
  2. scolaresca indica un insieme di scolari con una parola al singolare, quindi è nome comune di persona, collettivo, concreto, femminile, singolare.
  3. Per la struttura di scolaresca togli il suffisso -esca e resta scolaro: è un nome derivato, non alterato, perché non indica uno scolaro piccolo o grande.
  4. capolavoro è formato da due parole intere, capo e lavoro, quindi è un nome composto. È comune di cosa, concreto, individuale, maschile, singolare. Il plurale è capolavori: cambia solo l'ultimo elemento.
  5. cortile viene da corte più il suffisso -ile, quindi è derivato. È comune di cosa, concreto, individuale, maschile, singolare.
  6. Controlla di aver dato per ognuno le quattro informazioni richieste: specie, significato, genere e numero, struttura.

Risultato: scolaresca = nome comune di persona, collettivo, concreto, femminile, singolare, derivato (da scolaro); capolavoro = nome comune di cosa, concreto, individuale, maschile, singolare, composto (capo + lavoro); cortile = nome comune di cosa, concreto, individuale, maschile, singolare, derivato (da corte).

Domande frequenti

Cosa si scrive nell'analisi grammaticale del nome?

Quattro informazioni, sempre nello stesso ordine: la specie (comune o proprio, e se comune di persona, animale o cosa), il significato (concreto o astratto, individuale o collettivo), il genere e il numero (maschile o femminile, singolare o plurale) e la struttura (primitivo, derivato, alterato o composto). Esempio completo: gattino = nome comune di animale, concreto, individuale, maschile, singolare, alterato diminutivo di gatto.

Qual è la differenza tra nome concreto e nome astratto?

Il nome concreto indica qualcosa che percepisci con i sensi: puoi vederlo, toccarlo, sentirlo (tavolo, profumo, vento, musica). Il nome astratto indica un'idea, un sentimento o una qualità che esiste solo nel pensiero (coraggio, libertà, tristezza, giustizia). Il test veloce: chiediti se potresti fotografarlo. Il vento non si fotografa ma si sente sulla pelle, quindi è concreto; il coraggio no, è astratto.

Quando il plurale dei nomi in -cia si scrive -cie e quando -ce?

Decide la lettera che sta prima del gruppo -cia. Se è una vocale, la i resta: camicia - camicie, valigia - valigie, ciliegia - ciliegie. Se è una consonante, la i cade: arancia - arance, provincia - province, spiaggia - spiagge. La stessa regola vale per i nomi in -gia.

Il plurale di braccio è braccia o bracci?

Tutti e due, ma con significati diversi: braccio è un nome sovrabbondante. Le braccia (femminile) sono gli arti del corpo umano, i bracci (maschile) sono gli oggetti che hanno quella forma, come i bracci di una gru, di un fiume o di una croce. Funzionano allo stesso modo muro (i muri di casa, le mura della città), ciglio (le ciglia degli occhi, i cigli della strada), lenzuolo, osso e dito.

Come si capisce se un nome è collettivo?

Un nome è collettivo se al singolare indica già un insieme di persone, animali o cose: gregge, sciame, folla, bosco, flotta, squadra, mandria. Il segnale è che puoi sostituirlo con un gruppo di più... senza cambiare il senso: un gregge è un gruppo di pecore. Nell'analisi grammaticale il collettivo si scrive accanto al genere e al numero, che restano quelli della parola: gregge è maschile e singolare, anche se le pecore sono tante.