Storia dell'arte

Arte greca: riassunto dei periodi, ordini architettonici e scultura

Riassunto di arte greca: i quattro periodi con le date, i tre ordini architettonici, la scultura dal kouros al Doriforo, il Partenone e la ceramica, con 5 esercizi svolti e 3 FAQ.

Consigliato per: 1ª superiore · 2ª superiore

L’arte greca si divide in quattro periodi — geometrico (IX-VIII sec. a.C.), arcaico (VII-VI sec. a.C.), classico (480-323 a.C.) ed ellenistico (323-31 a.C.) — e ruota intorno a tre nuclei da studiare: i tre ordini architettonici, la conquista progressiva del corpo umano nella scultura e la ceramica dipinta.

I quattro periodi in breve

Nel periodo geometrico l’arte è quasi solo ceramica: vasi coperti di meandri, greche e triangoli, con figure umane ridotte a triangoli e bastoncini.

Nel periodo arcaico compare la grande scultura in pietra. Nascono i due tipi fondamentali: il kouros, giovane nudo stante, e la kore, fanciulla vestita. Sono rigidi e frontali, con il caratteristico sorriso arcaico. Nello stesso tempo si definiscono le forme del tempio.

Il periodo classico si apre dopo la vittoria sui Persiani, con Atene al centro. È il momento del Partenone, di Fidia, di Policleto e del suo canone, poi della generazione di Prassitele, Scopas e Lisippo nel IV secolo.

Il periodo ellenistico comincia con la morte di Alessandro Magno. L’arte si sposta verso le grandi capitali d’Oriente (Pergamo, Rodi, Alessandria) e cerca il movimento e l’emozione forte: la Nike di Samotracia, il Galata morente, il Laocoonte.

I tre ordini architettonici

Un ordine non è solo la forma di una colonna: è l’insieme delle regole che legano colonna e trabeazione.

doricoionicocorinzio
baseassente, la colonna poggia sullo stilobatepresente, modanatapresente
fustotozzo, 20 scanalature a spigolo vivoslanciato, 24 scanalature separate da listellicome lo ionico
capitelloechino a cuscino + abaco quadratodue volute a spiralecesto di foglie d’acanto
fregioa triglifi e metope alternaticontinuo, a rilievocontinuo

Il dorico è il più antico e il più severo, diffuso nella Grecia continentale e in Magna Grecia. Lo ionico nasce sulle coste dell’Asia Minore ed è più leggero e decorato. Il corinzio, il più tardo, si afferma soprattutto in età ellenistica e poi romana: la tradizione ne attribuisce l’invenzione allo scultore Callimaco.

La scultura: dalla rigidità al chiasmo

Tutta la scultura greca si può leggere come un problema risolto un pezzo alla volta: come far stare in piedi una figura di pietra in modo che sembri viva.

Il kouros arcaico è frontale e simmetrico, con il peso ripartito su entrambe le gambe. Intorno al 480 a.C. arriva la svolta: il peso viene spostato su una sola gamba (ponderazione), il bacino si inclina, e per compensare si inclinano in senso opposto le spalle. Ne nasce il chiasmo, l’incrocio fra membra tese e membra rilassate, che il Doriforo di Policleto porta a sistema insieme al canone delle proporzioni.

Nel IV secolo la ricerca si sposta sull’espressione: Prassitele introduce corpi morbidi e la sinuosa curva praxitelica, Scopas il pathos dei volti, Lisippo un canone più slanciato con la testa pari a un ottavo dell’altezza.

Il Partenone e le correzioni ottiche

Il Partenone (447-432 a.C.), costruito da Ictino e Callicrate con Fidia a dirigere la decorazione, è un tempio dorico che integra elementi ionici, come il fregio continuo che corre sulla cella.

La sua particolarità più studiata sono le correzioni ottiche: stilobate leggermente convesso, entasi delle colonne, colonne inclinate verso l’interno, colonne d’angolo più spesse e ravvicinate. Nessuna di queste è un errore. Servono a compensare le deformazioni della vista, perché un edificio geometricamente perfetto, a distanza, non sembra perfetto.

La ceramica dipinta

Dopo il periodo geometrico e la fase orientalizzante, la ceramica greca conosce due grandi tecniche.

Nelle figure nere (nate a Corinto verso il 700 a.C. e dominanti nel VI secolo) le figure sono dipinte con vernice che in cottura diventa nera, e i dettagli interni si incidono a graffito con una punta.

Nelle figure rosse (Atene, intorno al 530 a.C.) il procedimento si rovescia: si vernicia il fondo e si risparmiano le figure nel colore naturale dell’argilla, tracciando i dettagli a pennello. Il pennello permette linee molto più libere della punta, e con esso arrivano scorci, panneggi e anatomie che a graffito erano impossibili.

Negli esercizi qui sotto si parte dal riconoscimento degli ordini e dalla cronologia, si passa alle tecniche ceramiche e al confronto fra kouros e Doriforo, e si arriva alle correzioni ottiche del Partenone.

Esercizi svolti

1. Tre templi hanno capitelli diversi: nel primo il capitello è formato da un cuscino schiacciato sormontato da un blocco quadrato; nel secondo il capitello ha due grandi volute a spirale; nel terzo il capitello è un cesto ricoperto di foglie. Indica per ciascuno l'ordine architettonico. base

Mostra soluzione
  1. Il capitello dorico è il più semplice: un echino a cuscino schiacciato con sopra l'abaco, un blocco quadrato.
  2. Il capitello ionico si riconosce dalle due volute a spirale ai lati.
  3. Il capitello corinzio è a forma di cesto rivestito di foglie di acanto.
  4. Confronto ogni descrizione con i tre modelli e assegno l'ordine.

Risultato: Primo tempio = ordine dorico ; secondo = ordine ionico ; terzo = ordine corinzio

2. Metti in ordine cronologico questi quattro periodi dell'arte greca e indica per ciascuno il secolo o le date: periodo classico, periodo geometrico, periodo ellenistico, periodo arcaico. base

Mostra soluzione
  1. Il più antico è il periodo geometrico, IX e VIII secolo a.C., con la ceramica a motivi lineari.
  2. Segue il periodo arcaico, VII e VI secolo a.C., fino alle guerre persiane.
  3. Il periodo classico va dal 480 a.C. (fine delle guerre persiane) al 323 a.C. (morte di Alessandro Magno).
  4. L'ultimo è il periodo ellenistico, dal 323 a.C. al 31 a.C., anno della battaglia di Azio.

Risultato: Geometrico (IX-VIII sec. a.C.) → arcaico (VII-VI sec. a.C.) → classico (480-323 a.C.) → ellenistico (323-31 a.C.)

3. Un vaso ateniese mostra figure di colore rosso-arancio che si stagliano su un fondo nero uniforme; i dettagli interni dei corpi sono tracciati con linee sottili di vernice. Di quale tecnica si tratta, come lavorava il ceramista e in quale periodo si colloca? intermedio

Mostra soluzione
  1. Il colore rosso-arancio delle figure è quello naturale dell'argilla attica: le figure non sono state dipinte, ma risparmiate.
  2. Il ceramista ha coperto di vernice tutto il fondo intorno alle figure: cotto, quel fondo diventa nero.
  3. I dettagli interni sono linee di vernice date a pennello, non graffiate con una punta: questo esclude la tecnica a figure nere, dove i particolari si incidono a graffito.
  4. La tecnica a figure rosse nasce ad Atene intorno al 530 a.C. e diventa dominante nel V secolo.

Risultato: Tecnica a figure rosse: figure risparmiate nel colore dell'argilla, fondo verniciato di nero e dettagli a pennello; nasce ad Atene verso il 530 a.C. (tardo arcaico) e domina il periodo classico.

4. Confronta la posa di un kouros arcaico con quella del Doriforo di Policleto e indica quali sono le tre differenze principali. intermedio

Mostra soluzione
  1. Il kouros è rigidamente frontale e simmetrico: le spalle sono allineate, entrambe le gambe portano il peso, la gamba sinistra è avanzata solo come convenzione.
  2. Nel Doriforo il peso grava su una sola gamba (gamba portante), mentre l'altra è flessa e scarica: è la ponderazione.
  3. Di conseguenza il bacino si inclina e le spalle si inclinano in senso opposto: gamba tesa con braccio rilassato, gamba flessa con braccio in tensione. È il chiasmo, cioè l'incrocio.
  4. Cambia anche il volto: il kouros ha il sorriso arcaico convenzionale, il Doriforo un'espressione impassibile costruita su rapporti matematici, il canone, in cui la testa è un settimo dell'altezza totale.

Risultato: 1) Dalla frontalità rigida alla ponderazione (peso su una sola gamba) ; 2) dalla simmetria al chiasmo (spalle e bacino inclinati in senso opposto) ; 3) dal sorriso arcaico convenzionale alle proporzioni calcolate del canone (testa = 1/7 dell'altezza).

5. Il Partenone sembra perfettamente rettilineo, ma quasi nessuna sua linea lo è davvero. Elenca almeno tre correzioni ottiche adottate dagli architetti e spiega a cosa servono. avanzato

Mostra soluzione
  1. Lo stilobate, cioè il piano su cui poggiano le colonne, è leggermente convesso: si alza al centro dei lati. Un piano perfettamente orizzontale, visto da lontano, sembrerebbe incurvato verso il basso.
  2. Le colonne hanno l'entasi: il fusto si ingrossa leggermente a circa un terzo dell'altezza. Un fusto rettilineo apparirebbe strozzato al centro.
  3. Le colonne non sono verticali ma inclinate verso l'interno: prolungate idealmente verso l'alto convergerebbero. Colonne davvero verticali darebbero l'impressione di divaricarsi.
  4. Le colonne d'angolo sono un poco più spesse e più vicine alle vicine, perché stagliandosi contro il cielo aperto e non contro la parete sembrerebbero più sottili.
  5. Tutte queste modifiche non correggono difetti di costruzione: correggono la percezione dell'occhio, perché l'edificio appaia regolare.

Risultato: Curvatura convessa dello stilobate, entasi del fusto delle colonne, inclinazione delle colonne verso l'interno e ispessimento/infittimento delle colonne d'angolo: servono a compensare le deformazioni della visione, così che il tempio appaia perfettamente rettilineo.

Domande frequenti

Perché le statue greche oggi sono bianche?

Perché il colore è andato perduto. Le sculture greche erano dipinte con colori vivaci su capelli, occhi, labbra e vesti, e spesso completate da parti in metallo. Pioggia, terra e secoli di esposizione hanno cancellato la policromia, lasciando solo il marmo nudo: il bianco è un incidente della conservazione, non una scelta degli artisti.

Che differenza c'è tra arte greca e arte romana?

I Greci cercano la forma ideale e la proporzione matematica: le loro statue rappresentano un tipo perfetto più che una persona. I Romani ereditano quel linguaggio ma lo piegano al ritratto realistico e alla celebrazione politica, e in architettura aggiungono arco, volta e cemento, che permettono edifici molto più grandi e ampi spazi interni.

Cosa significa canone nella scultura greca?

Canone significa regola. È il sistema di rapporti numerici fissi tra le parti del corpo che Policleto teorizzò in un trattato e applicò nel Doriforo, dove la testa misura un settimo dell'altezza totale. Circa un secolo dopo Lisippo propose un canone diverso, con la testa pari a un ottavo, ottenendo figure più slanciate.