Greco

Accenti e spiriti greci: le regole e 8 esercizi svolti

Spirito dolce o aspro, acuto, grave e circonflesso: le tabelle, le due leggi che decidono dove cade l'accento, 8 esercizi.

Consigliato per: 1ª superiore · 2ª superiore

In greco antico spiriti e accenti non sono un abbellimento: sono parte dell’ortografia. Scrivere ανθρωπος senza segni è sbagliato come scrivere “perche” in italiano, con una difficoltà in più: l’accento greco si sposta a seconda della forma grammaticale della stessa parola. Qui trovi tutte le tabelle e le due leggi che decidono dove l’accento può cadere.

Gli spiriti: due segni, uno solo si pronuncia

Ogni parola che comincia per vocale porta uno spirito sulla vocale iniziale. Sono soltanto due.

SpiritoSegnoNome grecoValoreEsempio
dolce᾿ψιλή (psilḗ)nessun suonoἀγορά → “agorà”
asproδασεῖα (daseîa)aspirazione, una hἵππος → “hìppos”

Due casi sono automatici e conviene fissarli subito:

  • ogni υ iniziale ha sempre lo spirito aspro: ὕδωρ, ὑπέρ, ὕπνος;
  • ogni ρ iniziale ha sempre lo spirito aspro: ῥήτωρ, ῥόδον.

In tutti gli altri casi lo spirito si impara insieme al vocabolo, come si impara l’h iniziale delle parole inglesi. Se non hai ancora ripassato le lettere, parti dalla guida all’alfabeto greco con la pronuncia: spiriti e accenti si scrivono sopra quelle vocali.

I tre accenti

AccentoSegnoNome grecoSu quali vocaliSu quali sillabe
acuto´ὀξεῖα (oxeîa)brevi e lungheultima, penultima, terzultima
grave`βαρεῖα (bareîa)brevi e lunghesoltanto l’ultima
circonflessoπερισπωμένη (perispōménē)soltanto lunghe e dittonghiultima e penultima

Il grave non è un accento libero: compare solo al posto dell’acuto di una parola ossitona quando questa è seguita da un’altra parola senza punteggiatura in mezzo. ἀγαθός isolato, ma ὁ ἀγαθὸς ἄνθρωπος nel discorso.

Come si chiamano le parole secondo l’accento

Il nome tecnico di una parola greca dipende da due informazioni: quale accento porta e su quale sillaba cade, contando dalla fine.

NomeAccentoSillabaEsempio
ossitonaacutoultimaἀγαθός
parossitonaacutopenultimaλόγος
proparossitonaacutoterzultimaἄνθρωπος
perispomenacirconflessoultimaτιμῶ, νοῦς
properispomenacirconflessopenultimaδῶρον, σῶμα
baritonaqualsiasi accento non sull’ultimapenultima o terzultimaλόγος, δῶρον, ἄνθρωπος

“Baritona” non è una sesta categoria autonoma: è l’etichetta generale per tutte le parole che non hanno l’accento sull’ultima sillaba.

La quantità delle vocali decide tutto

Prima di applicare qualunque regola devi sapere se una sillaba è breve o lunga, perché entrambe le leggi dell’accento greco ragionano su questo.

VocaliQuantità
ε, οsempre brevi
η, ωsempre lunghe
α, ι, υancipiti (brevi o lunghe secondo la parola)
dittonghilunghi
-αι e -οι finalicontano come brevi

L’ultima riga è la fonte della maggior parte degli errori: ἄνθρωποι resta proparossitona proprio perché quel -οι finale vale breve. L’eccezione all’eccezione riguarda l’ottativo, dove -αι e -οι finali tornano a valere lunghi.

Prima legge: il trisillabismo

L’accento greco non può risalire indietro quanto vuole. Due limiti, entrambi da ricordare:

  1. l’accento non va mai oltre la terzultima sillaba;
  2. se l’ultima sillaba è lunga, l’accento si ferma alla penultima.

Da qui il comportamento che vedi in tutte le declinazioni: ἄνθρωπος al nominativo (finale -ος breve, accento sulla terzultima) diventa ἀνθρώπου al genitivo, perché la finale -ου è lunga e spinge l’accento in avanti. Stessa dinamica in θάλαττα → θαλάττης. È la controparte greca della regola latina che decide l’accento in base alla penultima: se stai studiando le due lingue in parallelo, confrontala con quanto succede nelle cinque declinazioni latine.

Seconda legge: la legge del σωτῆρα

La formula è breve: penultima lunga e accentata + ultima breve = circonflesso obbligatorio.

  • σωτῆρα (accusativo di σωτήρ): ω lunga accentata, -α breve → circonflesso.
  • δῶρον: ω lunga accentata, -ον breve → circonflesso.
  • δώρου: ω lunga accentata, ma -ου è lunga → manca la condizione, quindi acuto.

Il nome della legge è mnemonico: la parola σωτῆρα è essa stessa l’esempio della regola.

Dove si scrivono i segni

  • Dittonghi propri (αι, ει, οι, αυ, ευ, ου, ηυ): spirito e accento vanno sulla seconda vocale — αὐτός, οἶκος, εὑρίσκω.
  • Dittonghi impropri (ᾳ, ῃ, ῳ): i segni vanno sulla vocale scritta accanto, perché lo iota è sottoscritto — ᾄδω, ᾅδης.
  • Maiuscole: i segni non stanno sopra la lettera ma davanti, in alto a sinistra — Ἀθῆναι, Ἕλληνες.
  • Ordine dei segni sulla stessa vocale: con acuto e grave lo spirito sta a sinistra dell’accento (ἄ, ἃ); con il circonflesso l’accento si scrive sopra lo spirito (ὧ, ἇ).

Enclitiche e proclitiche

Alcune parole brevissime non hanno un accento proprio.

  • Le proclitiche si appoggiano alla parola che segue e restano senza accento: gli articoli ὁ, ἡ, οἱ, αἱ, le preposizioni ἐν, εἰς, ἐκ, e poi ὡς, εἰ, οὐ.
  • Le enclitiche si appoggiano alla parola che precede e le cedono il proprio accento: μου, σου, τις, ποτε, ἐστί. È il motivo per cui ἄνθρωπος può comparire con due accenti in ἄνθρωπός τις, “un certo uomo”.

Sono un capitolo a sé, ma il principio da portare a casa ora è che una parola senza accento nel testo quasi sempre è una proclitica, non un refuso.

Gli errori più comuni

  1. Dimenticare lo spirito. Non è un dettaglio grafico: ἀγορά senza spirito è una parola scritta male, come lo sarebbe in italiano una parola senza accento finale obbligatorio.
  2. Mettere i segni sulla prima vocale del dittongo. Si scrive οἶκος, non *ὄικος.
  3. Usare il circonflesso su ε o su ο. Impossibile: sono sempre brevi, e il circonflesso vuole una vocale lunga o un dittongo.
  4. Lasciare l’accento sulla terzultima quando la finale è lunga. *ἄνθρωπου non esiste: è ἀνθρώπου.
  5. Trattare -αι e -οι finali come lunghi. Il nominativo plurale è ἄνθρωποι, non *ἀνθρώποι.
  6. Scordare il passaggio acuto → grave dentro la frase. L’ossitona isolata ha l’acuto, ma nel testo continuo diventa grave.
  7. Usare il grave su una sillaba diversa dall’ultima. Il grave non esiste altrove.

Come usare gli esercizi

Gli otto esercizi qui sotto seguono l’ordine in cui il greco si impara davvero: prima i due spiriti e i nomi tecnici delle parole, poi la posizione dei segni sui dittonghi e sulle maiuscole, poi le due leggi applicate a un genitivo e a un accusativo, infine il riconoscimento degli errori e il caso limite di -αι e -οι finali, quello che distingue παιδεῦσαι da παιδεύσαι. Se il contesto storico della lingua ti interessa, il quadro generale è nel riassunto sull’antica Grecia.

Esercizi svolti

1. Aggiungi lo spirito corretto alle parole scritte qui senza segni: αγορα, υδωρ, ρητωρ. base

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  1. Ogni parola che inizia per vocale porta obbligatoriamente uno spirito: non è un segno facoltativo.
  2. αγορα comincia per α e non ha aspirazione: prende lo spirito dolce, ἀγορά, e si legge 'agorà'.
  3. υδωρ comincia per υ: lo ypsilon iniziale ha SEMPRE lo spirito aspro, quindi ὕδωρ, letto 'hýdor'.
  4. ρητωρ comincia per ρ: anche il rho iniziale ha sempre lo spirito aspro, quindi ῥήτωρ.

Risultato: ἀγορά (spirito dolce) ; ὕδωρ (spirito aspro) ; ῥήτωρ (spirito aspro)

2. Classifica λόγος, ἀγαθός, ἄνθρωπος, δῶρον e τιμῶ secondo il nome tecnico che dipende da accento e sillaba. base

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  1. Guardo prima QUALE accento c'è (acuto o circonflesso), poi SU QUALE sillaba cade contando dalla fine.
  2. λόγος: acuto sulla penultima, quindi parossitona.
  3. ἀγαθός: acuto sull'ultima, quindi ossitona.
  4. ἄνθρωπος: acuto sulla terzultima, quindi proparossitona.
  5. δῶρον: circonflesso sulla penultima, quindi properispomena.
  6. τιμῶ: circonflesso sull'ultima, quindi perispomena.

Risultato: λόγος = parossitona ; ἀγαθός = ossitona ; ἄνθρωπος = proparossitona ; δῶρον = properispomena ; τιμῶ = perispomena

3. Indica su quale lettera vanno scritti spirito e accento in αὐτός, οἶκος, ᾄδω e Ἀθῆναι, e spiega perché. base

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  1. In αὐτός e in οἶκος la parola comincia con un dittongo proprio (αυ, οι): i segni si scrivono sulla SECONDA vocale, cioè su υ e su ι.
  2. In οἶκος sulla stessa ι convivono spirito dolce e circonflesso.
  3. ᾄδω comincia con un dittongo improprio (α con iota sottoscritto): lo iota non conta come vocale scritta accanto, quindi i segni restano sull'α.
  4. Ἀθῆναι comincia con una maiuscola: il segno non si scrive sopra, ma davanti e in alto a sinistra della lettera.

Risultato: αὐτός → su υ ; οἶκος → su ι ; ᾄδω → sull'α (dittongo improprio) ; Ἀθῆναι → davanti alla maiuscola Α

4. ἄνθρωπος è proparossitona. Scrivi il genitivo singolare e spiega perché l'accento non può restare dov'era. intermedio

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  1. Il tema è ἀνθρωπ- e la desinenza del genitivo singolare della seconda declinazione è -ου.
  2. -ου è un dittongo, quindi una sillaba finale LUNGA.
  3. Per la legge del trisillabismo, se l'ultima sillaba è lunga l'accento può risalire al massimo alla penultima.
  4. L'accento scivola perciò in avanti di una sillaba, sulla ω, e resta acuto perché la finale è lunga.

Risultato: ἀνθρώπου: la finale lunga -ου impedisce l'accento sulla terzultima, quindi la parola diventa parossitona.

5. Da σωτήρ ricava l'accusativo singolare σωτηρα e da δῶρον il genitivo singolare, mettendo l'accento corretto. intermedio

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  1. σωτηρα: la penultima ω è lunga e su di essa cade l'accento; l'ultima sillaba -α è breve.
  2. Quando la penultima accentata è lunga e l'ultima è breve, la legge del σωτῆρα impone il circonflesso: σωτῆρα.
  3. δῶρον al genitivo diventa δωρου: la penultima ω è lunga, ma ora l'ultima sillaba -ου è lunga.
  4. Manca la condizione 'ultima breve', quindi il circonflesso cade e resta l'acuto: δώρου.

Risultato: σωτῆρα (circonflesso, ultima breve) ; δώρου (acuto, ultima lunga)

6. Individua l'errore in ciascuna di queste grafie sbagliate e correggile: *ἄνθρωπου, *δῶρου, *λὸγος. intermedio

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  1. *ἄνθρωπου viola la legge del trisillabismo: con la finale lunga -ου l'accento non può stare sulla terzultima. Corretto: ἀνθρώπου.
  2. *δῶρου mette il circonflesso sulla penultima quando l'ultima è lunga: il circonflesso sulla penultima esige l'ultima breve. Corretto: δώρου.
  3. *λὸγος usa l'accento grave su una sillaba che non è l'ultima: il grave compare SOLO sull'ultima sillaba. Corretto: λόγος.

Risultato: ἀνθρώπου ; δώρου ; λόγος

7. Scrivi correttamente gli accenti in questa frase: ὁ ἀγαθός ἄνθρωπος διδάσκει. Poi spiega cosa succederebbe se ἀγαθός fosse l'ultima parola prima del punto. avanzato

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  1. ἀγαθός è ossitona, cioè ha l'acuto sull'ultima sillaba.
  2. Nella frase è seguita da un'altra parola senza alcun segno di punteggiatura in mezzo.
  3. In questa posizione l'acuto dell'ossitona si trasforma in grave: ἀγαθὸς.
  4. ἄνθρωπος e διδάσκει non cambiano, perché il grave riguarda solo le ossitone.
  5. Se invece la parola chiudesse la frase davanti a un punto, l'acuto resterebbe: ὁ ἄνθρωπός ἐστιν ἀγαθός.

Risultato: ὁ ἀγαθὸς ἄνθρωπος διδάσκει. Davanti a punteggiatura l'acuto resta: ... ἐστιν ἀγαθός.

8. Perché παιδεῦσαι e παιδεύσαι hanno accento diverso pur finendo uguale? E che differenza c'è tra οἶκοι e οἴκοι? avanzato

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  1. In fine di parola i dittonghi -αι e -οι contano come BREVI per l'accento, anche se restano dittonghi.
  2. παιδεῦσαι è l'infinito aoristo: la finale -αι vale breve, la penultima -ευ- è lunga, quindi scatta la legge del σωτῆρα e si ha il circonflesso.
  3. παιδεύσαι è l'ottativo aoristo di 3ª persona singolare: nell'ottativo il -αι finale fa eccezione e vale LUNGO.
  4. Con l'ultima lunga il circonflesso è impossibile e resta l'acuto sulla penultima.
  5. Lo stesso meccanismo distingue οἶκοι, nominativo plurale 'le case' con -οι breve, da οἴκοι, avverbio 'in casa', in cui -οι vale lungo.

Risultato: παιδεῦσαι = infinito aoristo (-αι breve) ; παιδεύσαι = ottativo aoristo (-αι lungo) ; οἶκοι = 'le case' ; οἴκοι = 'in casa'

Domande frequenti

Quando si mette lo spirito aspro e quando quello dolce?

Non c'è una regola che si deduce dal suono: lo spirito fa parte dell'ortografia della parola e si impara con il vocabolo, esattamente come l'h iniziale in inglese. Ci sono però due casi automatici: ogni υ iniziale e ogni ρ iniziale hanno SEMPRE lo spirito aspro (ὕδωρ, ῥήτωρ). In tutti gli altri casi controlla il vocabolario; lo spirito dolce non si pronuncia, l'aspro vale una h.

Quando l'accento acuto diventa grave?

Solo su una parola ossitona, cioè accentata sull'ultima sillaba, e solo quando è seguita da un'altra parola senza punteggiatura in mezzo: ἀγαθός da solo, ma ὁ ἀγαθὸς ἄνθρωπος nella frase. Davanti a virgola, punto o punto interrogativo l'acuto resta acuto, e resta acuto anche quando segue una parola enclitica.

Quando si usa il circonflesso in greco?

Il circonflesso può stare solo su una vocale lunga o su un dittongo, e solo sull'ultima o sulla penultima sillaba. Sulla penultima è addirittura obbligatorio in un caso: se la penultima accentata è lunga e l'ultima è breve (legge del σωτῆρα), come in δῶρον e σωτῆρα. Su ε e ο il circonflesso non può mai comparire, perché sono vocali sempre brevi.

Perché ἄνθρωπος al genitivo diventa ἀνθρώπου?

Perché la desinenza -ου è un dittongo e quindi una sillaba lunga. La legge del trisillabismo dice che l'accento non risale mai oltre la terzultima e che, se l'ultima sillaba è lunga, si ferma alla penultima. L'accento è quindi costretto a spostarsi in avanti di una sillaba. Lo stesso succede a θάλαττα, che al genitivo diventa θαλάττης.

Su quale vocale si scrivono spirito e accento nei dittonghi?

Sui dittonghi propri (αι, ει, οι, αυ, ευ, ου, ηυ) i segni vanno sulla seconda vocale: αὐτός, οἶκος, εὑρίσκω. Sui dittonghi impropri, cioè quelli con lo iota sottoscritto (ᾳ, ῃ, ῳ), i segni vanno invece sull'unica vocale scritta accanto a essi: ᾄδω, ᾅδης. Con le maiuscole i segni non si scrivono sopra la lettera ma davanti, in alto a sinistra: Ἀθῆναι, Ἕλληνες.